È un pugno allo stomaco, una morsa che non mi permette di respirare, mi trascina nell’abisso di un dolore che nessuno conosce. Mi faccio forza, mi costringo a deviare il pensiero altrove, bevo acqua, fumo una sigarette, mi tranquillizzo. Mi conto i battiti del cuore fino a 60 e poi chiudo gli occhi...li riapro...ci sono ancora.
Sembra tutto passato e poi si ripresenta…più forte di prima, la stessa fitta sempre allo stesso posto, al centro del corpo, forse un po’ più in basso verso il ventre e rimango inerme. E' come se fossi su un cavallo impazzito che mi fa vomitare rabbia e paura, ma sono consapevole del fatto che se cado ci rimetto la pelle solo io.
Mi guardo intorno e mi sento sperduta, tendo la mano verso il nulla, non ho tatto, ho la sudorazione fredda e mi accorgo che se qualcuno mi vedesse in questo momento potrebbe impaurire per il pallore che ho in volto. Mi sento il colore giallognolo che piano piano si sostituisce al colore roseo delle mie gote. Me lo sento come se pulsasse al posto del sangue. Intanto le mie mani diventano sempre più fredde, sempre più umide, sempre più insensibili ai materiali che tocco…in questi casi tocco sempre qualcosa per vedere se sono ancora viva o se sto scomparendo.
Fa male, fa davvero tanto male tutto questo, eppure ancora mi capita.
Ciò che realmente odio è che questo dolore non è provocato da una malattia da manuale con annesse prescrizioni mediche per la guarigione. E' la manifestazione di un terribile male che ogni tanto si ripresenta nella testa, nel cuore, nei ricordi e mi uccide lentamente, ad episodi.
Da tutto questo breve ma intenso attimo, a volte ne esco vittoriosa, deviando il cervello con la prima distrazione che riesco a procurarmi o razionalizzando la miserabile causa che mi sta provocando il delirio; altre volte, invece, mi sento come un soldato in guerra, ferito sul campo di battaglia da una granata e con il proprio compagno di sventura già bello e stecchito a fianco. Sa che può fare due cose:lasciarsi morire e vedersi passare davanti un’intera vita oppure sopportare il dolore, alzarsi e pregare che incontri nelle prossime ore un angelo che lo accompagni lontano da quello schifo di situazione creata e voluta da altri. Che cazzo, ho anche il pensiero di dover combattere una guerra che non è la mia!Imbraccio un fucile che contiene pallini di odio e so che non mi serve
!
Non è neanche il pugno allo stomaco il problema, il problema è che non c’è una cura a questa abominevole sensazione. È strano, ma l’unico modo per guarirne e aspettare che il tempo passi. Che i giorni si susseguano con una lentezza mai notata prima. Quando le ore la smetteranno di fare tanto baccano con le loro lancette che si trascinano dietro il rimbombo del secondo appena passato, allora mi potrò dire completamente guarita. WAR IS OVER!
Eppure, quando sembra tutto finito, abbozzo un sorriso da imbecille, mi ricompongo, accendo un’altra sigaretta e mi ripeto che non ci cascherò più. Ogni tanto mantengo la promessa che mi faccio e ogni tanto lascio che il pugno ricevuto riprenda a darmi fastidio...vengo tradita dalla mia incommensurabile voglia di rinsavirmi.
Questa non è una malattia, è solo una ferite ancora aperta e che fortunatamente lascerà solo il segno di una guerra vinta!Magari mi sarò anche meritata la medaglia al valore...
Nel frattempo, ho anche trovato un angelo che mi riaccompagna verso la via d'uscita : ogni tanto e il sorriso di una persona che improvvisamente riesce a risvegliarmi, ogni tanto è la voce di un cantante, ogni tanto è una frase letta su un libro che riaffiorata alla mente, ogni tanto è solo il tatto che ritorna e mi fa toccare le cose con la stessa palpabilità e godo della mia esistenza.
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