In realtà sono una fotografa senza la macchinetta.
Quando cammino per strada e vengo attratta da un’immagine singolare, o per me suggestiva, mi fermo un istante e faccio uno scatto con la mente, augurandomi che quello che ho fotografato senza flash non perda i contorni, non si sfumi con l’immagine a seguire e non vada persa tra i meandri della memoria. Mi auspico che il volto di qualcuno non perda i suoi lineamenti o che la gestualità non si riveli una sorta di deliquio improvviso da rianimare ad occhi chiusi.
Tutti i santi giorni abbiamo la mente intasata di forme ed immagini ed è quasi sempre impossibile mantenere il nitido ricordo di esse. Non possiamo certo rimembrare di essere passati nel periodo natalizio davanti ad una golosa, tutta colorata ed imbandita vetrina di dolci, e soprattutto che la signora all'interno della pasticceria in questione, con fare lento, si era messa ad assaggiare un piccolo biscottino al burro finemente ricamanto con la cioccolata...e ancor di meno essere stati attenti all'espressione di gioia provocata da un fuggevole atto di piacere.
Tempo fa, dopo essermi accorta di questo mio particolare atteggiamento e curiosità nei confronti delle molteplici interazioni di un mondo esterno al mio, ho deciso di comprare una macchina fotografica e ho cominciato a portarla in borsa, come si fa con il mazzo di chiavi o il burro cacao alla fragola, ma conferendogli una maggiore importanza...certo, se non sto attenta al mazzo di chiavi resto fuori casa, ma sono dettagli trascurabili!!!
Ad ogni modo, puntualmente, quando ho necessità di fare un'istantanea, succede qualcosa: ho le batterie scariche oppure il momento che volevo arrestare si è già confuso con il fluire del tempo, così non ho potuto catturare l’attimo.
Di solito, se il problema non sono state le batterie, aspetto un po’ con il cuore in gola e la speranza che si ripresenti quella piccola eternità evanescente…il desiderio di riafferrarla nello stesso millisecondo in cui realizzo di averla persa… Nella maggior parte dei casi, tutto si è svolto in maniera troppo veloce e la mia macchinetta è rimasta spenta.
È rimasta con l’occhio chiuso a fissare il buio, un’occhio chiuso verso l’immensità di una piccolezza…che delusione!
Allora che cosa ho pensato? Se non sono così brava ad immortalare l’effimero e non sono nemmeno così tanto brava ad immortalarlo come voglio quando becco il momento esatto del suo principio, forse posso provare a fare delle modeste fotografie con le parole. Del resto una foto è verbo. Una foto la si osserva e ci emoziona, ci fa trarre delle conclusioni...semplicemente la si guarda e poi la si commenta silenziosamente.La riscriviamo in noi, in base alle sensazioni che ci ha provocato. Tuttavia, sono consapevole del fatto che una foto ha il pregio di esprimere con una sintesi meravigliosa quello che uno scrittore, un attore, un musicista renderebbe ridondante e ripetitivo.
Così, oltre al mazzo di chiavi, il burro cacao alla fragola e la macchinetta orba, ho ricordato di avere sempre con me un’agendina e una matita per qualsiasi evenienza. Di certo non posso rendere perfettamente l’idea dei colori, soprattutto con una mina sempre spuntata e grigia, ma almeno posso descrivere l’incanto di un’ immagine che mi si è cristallizzata in mente.
Quel giorno, se non avessi avuto la matita a portata di mano, mi sarei sicuramente privata di quell'ineffabile felicità della signora in vetrina, che magari pochi minuti prima aveva inciampato per strada rompendosi un tacco e stracciandosi le calze nuove. Aveva seguito il profumo inebriante di un dolce appena sfornato e deciso di ritrovare il sorriso concedendosi un innocente peccato di gola. Del resto una fotografia non è mai la fine di un'azione: ci si domanda sempre che cosa è accaduto prima e dopo lo scatto, almeno io mi pongo il quesito. Mi piace illudermi di poter comprendere il rincorrersi degli eventi, anche solo ipotizzandoli sulla base del mio stato d'animo, sulla base di un'impressione, di una fotografia.
Alla fine, sono arrivata alla conclusione che sono una fotografa senza la macchinetta, perchè ogni volta che voglio fermare il tempo mi basta scriverlo, magari mentre ammorbidisco le parole che ho in testa con un filo di burro cacao alla fragola sulle labbra. Nel frattempo, non demordo, stropiccio l'occhio della macchinetta e provo a ricentrare l'obiettivo, forse sarò più fortunata...
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